Collane – Scienze umanee

Associazione Zaleuco®, www.zaleuco.org, Messina, ©2010, V. 1.0

 

*   L’Identità europea tra memoria e futuro: l’Italia

 

 

 

 

 

Presentazione  - Parte I -

 

L’Europa unita è un insieme di popoli, lingue, culture, tradizioni religiose e civili, modelli antropologici, storie e miti, molteplici e diversi. I suddetti popoli però, essendo fruitori di uno spazio tutto sommato piccolo hanno intrecciato e condiviso nei millenni culture, ideologie, religioni, modelli di vita, modelli di Stato, valori civili, arti, saperi scientifici, alimenti, materie prime, rivoluzioni politiche e rivoluzione industriale, mode, canoni estetici, letteratura, musica ecc.. in uno scambio, pacifico o violento, che ha dato allo spazio chiamato e definito come Europa, una identità costruita su omogeneità e differenze, modelli comuni o simili e diversità marcate e forti.

Caratteristiche riscontrabili, su scala diversa, all’interno di ciascuna delle Nazioni e degli Stati – piccoli o grandi che siano –costituitisi storicamente nel tempo in Europa.

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Al loro interno ogni tentativo di omologazione è fallita.

I confini politici mutevoli nel tempo che hanno segnato il potere di Stati e Imperi non hanno cancellato le diversità richiamate e sottolineate.

La diversità – linguistica, religiosa, alimentare, di vita quotidiana, ecc…. – si è dimostrata vitale e irriducibile.

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La diversità fondante deve essere perciò la roccia sulla quale costruire l’Europa unita.  Nell’unità naturalmente dei diritti e dei doveri dei cittadini che si riconoscono politicamente come membri di uno stesso Stato.

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L’unità nella diversità ha di fronte a sé una sfida per tutti i popoli europei: riconoscersi e rispecchiarsi nella propria e nell’altrui storia, allargare il proprio sforzo di memoria di se per il passato alla memoria di se come popoli del continente europeo e del suo rapporto con resto del mondo.

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Si tratta di conoscere la storia di una civilizzazione multiforme e che ha avuto in molti casi la capacità di estendere la propria presenza e il proprio spazio di influenza al di là dell’Europa stessa.

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Si pensi alle civilizzazioni lusitana, spagnola, inglese, francese, russa, turca, olandese, danese, belga ecc… per avere un’idea del peso globale e del ruolo mondiale delle più aggressive tra le civilizzazioni europee.

Si dilatano i confini spaziali e temporali, nascono soggetti politici e civili che, a loro volta, creano spazi di autonomia statuale e politica e riproducono rinnovati e arricchiti modelli della civilizzazione originaria: USA, Canada, Australia, Messico, Argentina, Venezuela, Brasile, ecc…

Segni concreti della vitalità dei modelli originari.

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Il problema dell’identità europea, dell’Europa unita, è però quello di circoscrivere i confini non quello di dilatarli al di là dell’Europa.

Certo anche restando all’interno dei confini europei si deve capire se in essi includiamo la Russia, la Turchia, il Mediterraneo di F. Braudel*.

Se vediamo cioè aperta ancora la comunità europea o la vediamo già definita e definitiva.

Zaleuco è per vederla aperta.

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La costruzione di una memoria condivisa implica la individuazione degli elementi e dei fattori diffusi e  presenti ovunque sui quali verificare continuità e rotture asimmetriche.

Vediamone alcuni: miti fondanti delle origini; fattore religioso; rapporto citta/campagna e creazione del paesaggio urbano e rurale; commercio e scambi; modelli di Stato; cultura; arte; scienze; sistemi di comunicazione; sistemi educativi; ruolo delle donne; sistemi militari; ruolo delle masse; nascita delle democrazie ecc…

Tutto ciò all’interno di una ricostruzione del tempo della storia classicamente diviso in Evi: Evo Antico, Evo Medievale, Evo Moderno, Evo Contemporaneo.

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Quali reti, quali intrecci, quali influenze, quali storie raccontano i singoli fattori in ciascuno degli Stati e dei popoli europei?

Come può tutto questo costituire una memoria comune condivisa, un patrimonio  identitario socializzato?

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La risposta esiste, per ora, solo come ipotesi di lavoro, come problema.

Esisterà come risposta in un futuro, vicino o lontano che sia.

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Certo non si parte da zero. Tutti sappiamo che i diritti sanciti nella Costituzione dell’Europa unita ci appartengono e hanno una storia diversa da Stato a Stato.

Tutti sappiamo che le grandi religioni e i grandi miti nascono in uno spazio e dilagano per il continente e vengono fatti propri dalle varie culture. Idem per modelli di vita medievale, per il rinascimento, l’illuminismo, la rivoluzione francese, la rivoluzione industriale, il socialismo, ecc…

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Proprio da qui nasce, per e secondo Zaleuco un bisogno: fare uno sforzo per rendere visibili e tangibili, raccontati e rappresentati quelli che sono i canoni di una civilizzazione affinché le strutture portanti, i fattori creativi di quella civilizzazione siano visibili e socializzati, diventino memoria comune e condivisa.

Chiunque potrà così vedere le colonne portanti delle realtà nazionali e dei popoli della Comunità europea e potrà vedere l’insieme e i particolari, le radici, le piante, la foresta e i semi di una civilizzazione.

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Presentazione  - Parte II -

 

Lo sforzo di Zaleuco è concentrato sull’Italia. I legami della civilizzazione italiana e i suoi contributi e i suoi debiti con le altre civilizzazioni saranno percepibili con immediatezza.

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L’Italia nasce con Dante  (Dante Alighieri, Firenze - tra il 22 maggio e il 13 giugno 1265 – Ravenna14 settembre 1321), e la sua Divina Commedia (composta tra il 1304 e il 1321).

Prima di Dante l’Italia  è un nome geografico, quello di una Provincia dell’Impero romano. Era nato in quella provincia un popolo che si esprime con una lingua nuova e diversa rispetto al latino, lingua madre, la lingua del si. Dante fissa i confini di quella lingua e di quel popolo, individuandolo come insediato tra le Alpi e il Mediterraneo.

Quel popolo ha una religione, quella cristiana di rito cattolico, ha vizi e  virtù, origini e storie, arte e saperi, valori o disvalori che saranno raccontati e rappresentati da Dante in maniera sublime. È il frutto di una storia di trasformazione anche violente che ha visto lo spazio italico invaso da popoli germanici – visigoti, ostrogoti, goti, unni, longobardi - franchi, e poi ancora dagli arabi, dai bizantini, dai normanni. Tutti popoli che sono mescolati e intrecciati con le antiche popolazioni italiche plasmate dalla civiltà latina e greca. Un intreccio drammatico e fecondo di destini collettivi e individuali da cui, a distanza di secoli, è sbocciato questo miracolo di un nuovo popolo e di una nuova lingua.

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Come Dio e la natura hanno creato gli uomini, l’arte, la poesia in particolare, ha creato i popoli dando loro la coscienza di essere tali.

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Dante è colui che coglie la novità dirompente che caratterizza lo spazio italiano e i suoi abitanti: la maggioranza – non appartenenti al mondo dei dotti e della chiesa - non parla più latino, ma una nuova lingua musicale e bellissima, che marca confini geografici precisi quelli nei quali il si suona.

È la scoperta del bel Paese e della sua vita, della sua storia, non solo della sua lingua.

Questa civiltà allo stato nascente ha radici antiche: romane, italiche, greche, cristiane, ecc…

Era necessario puntare sul nuovo che nasce e  facendolo legittimo e riconosciuto erede anche del mondo che lo ha preceduto.

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Dante ripensa, ridà vita, unisce e racconta così il mondo antico del mito, degli eroi, della fede. Lo fonde col mondo a lui contemporaneo, lo proietta nel futuro.

Lo reinventa, anche – così abbiamo Minosse e i centauri, Catone e Virgilio e Giustiniano. E con loro San Domenico e la Madonna in un universo di realtà e di sogni che raccoglie tutto ciò che l’uomo ha fatto o inventato, dalle turpitudini più abiette, alle crudeltà più efferate, all’amore più nobile, alla spiritualità più sublime.

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La capacità di Dante di saldare passato e futuro, mito e storia la si coglie a pieno nella figura di Ulisse.

L’Ulisse dell’Odissea è solo un nome che viene da mondi lontani. Itaca non c’è più.

L’Ulisse di Dante ha l’assillo della conoscenza, della scoperta dell’ignoto, della sfida del limite da superare.

La vita si deve spendere in questa lotta che non finisce mai, perché solo la morte può troncare e non spegnere quella sete. Dante fissa, nel rinnovato mito di Ulisse, un bisogno collettivo che incarna il marchio di fuoco che caratterizza dell’umanità: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza.

Non ci sono colonne d’Ercole che possano fermare quel desiderio, non c’è il peso della vecchiaia che possa spezzare quel sogno: sono i suoi compagni, lenti e tardi, che ai remi fanno ala al folle volo.

La sete di conoscenza è diventata mito, il quotidiano del conoscere, del sapere è proiettato nel quotidiano dell’eterno che salda passato e presente al futuro.

La conoscenza è un segno dell’eterno e attraverso la conoscenza l’uomo garantisce a se stesso e all’umanità tutta la dimensione dell’eternità.

Persino la debolezza insita nella vecchiaia, considerata da sempre come malattia paralizzante, non riesce a fermare l’impeto formidabile che il desiderio di conoscere trasmette agli uomini.

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La sfida più alta che Dante affronta e vince è costituita dalla lingua che lo ha affascinato e di cui diventa il campione e il fondatore: è la lingua del si.

Bisogna dimostrare che questa lingua volgare è capace di raggiungere le altezze delle gloriose lingue antiche e in particolare del latino.

La lingua del si, infatti, ha modelli altissimi che fanno da pietra di paragone: il greco, il latino. Dante padroneggia, com’è noto, soltanto il latino.

Le lingue  nobili e antiche coi loro esametri sonanti, con la loro metrica raffinata e duttile hanno segnato vertici ritenuti insuperabili per l’umanità.

Dante deve dimostrare che questa verità non è tale: quelle altezze possono essere raggiunte e superate.

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Il poeta fiorentino deve  inoltre traslatare nella lingua del si quella musica, quel parlare che canta, dolce e forte, tenero e aspro: fa questo miracolo con la creazione dell’endecasillabo.

La lingua del si diventa una sinfonia capace di rendere la tenerezza e la furia, l’odio e l’amore, il triviale e il sublime come e addirittura meglio degli amati e ammirati antichi.

Perché più ricca e la storia consegnata a Dante dal tempo. L’umanità ha camminato, ha prodotto nuove realtà e diverse sensibilità ed emozioni, nuovi sogni e nuovi miti e nuovi bisogni.

Dante li fa suoi, tutti e tutti li rispecchia, li giudica, li racconta.

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Zaleuco ha scelto, tra i tanti commenti fatti per spiegare la Divina Commedia, quello di Niccolò Tommaseo. Non a caso.

Tommaseo ha vissuto le speranze e le battaglie del Risorgimento, il momento storico nel quale l’Italia aggiunge alla forte e ormai tradizionale identità culturale, l’identità politica unitaria.

Il mondo dei vecchi Stati ostili nemici che ha caratterizzato il Medioevo e l’età moderna viene distrutto.

Negli USA e in Francia è nato il cittadino: è iniziata l’età delle rivoluzioni politiche moderne.  Anche  in Italia nascono le Repubbliche giacobine e nasce il cittadino. Un’Italia che, cercando i Padri, scopre che Dante lo è anche per la coscienza dei doveri e dei diritti di cittadinanza.

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L’arte che ha forgiato il popolo italiano non è però solo la poesia.

Si può dire che nella penisola per motivi ignoti affascinanti e misteriosi il bello ha trovato la sua culla o la sua sorgente.

Forse perché nessuno, come Francesco d’Assisi, ha colto il legame tra la natura e l’uomo, la via e la morte sotto il segno del divino e della bellezza.

Forse perché Michelangelo ha dato allo spazio celeste la cupola di San Pietro come forma e Bernini, a sua volta, ha dato forma alla superficie terrestre col colonnato di Piazza San Pietro.

Forse perché Michelangelo – ancora lui – ha la sensibilità dolente e materna, luminosa e redentrice della Pietà.

Forse ancora perché Caravaggio e Cellini hanno espresso il furore terribile dell’anima che cerca nei colori e nel bronzo l’anima tempestosa e crudele delle passioni.

Forse perché tutto ciò Verdi lo ha espresso in musica.

Domande, risposte. Convincenti o no.

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E poi, nel Paese della bellezza, le chiavi di lettura della natura nelle Scienze esatte: Galileo Galilei e la scoperta dell’alfabeto  della natura costituito da segni e simbolici matematici. Leonardo da Vinci e il futuro pensato e disegnato secoli prima che s’incarni nella realtà.

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Si può riassumere il tutto col dire che l’identità italiana ha il mistero e il fascino della bellezza e la precisione inquietante di una figura geometrica che ricorda e richiama più il prisma che il triangolo.

 

16 marzo 2013                        

Saverio Di Bella

 

 

 



* “Il Mediterraneo si estende dal primo ulivo che si raggiunge arrivando dal Nord ai primi palmeti che si levano in prossimità del deserto. Per chi “scende” dal Settentrione, l’appuntamento con il primo ulivo è subito dopo il “blocco” di Donzère, sul Rodano. Il primo palmeto compatto sorge (non vi è altra parola) a sud di Batna e Timgad, dopo che si è varcato l’Atlante sahariano attraverso la porta d’oro di Al Qantara. Appuntamenti del genere, però, che incantano e prendono il cuore, sono in serbo lungo tutto il perimetro del mare Interno. Qui ulivi e palme montano una guardia d’onore”.